COME
ERAVAMO
di Emanuele Bellò
Il canto delle pirecoche
Lallevamento di volatili era
della massima importanza nella società rurale
fino a pochi decenni fa perché permetteva alle
donne di avere qualche entrata in proprio per acquistare
qualche capo di dote o vestiario senza gravare sul bilancio
familiare.
Gli animali "da bassa corte" fornivano uova,
piume, carne che assieme allo smercio di "graspa
de casada" rientravano nella sfera di competenza
femminile; per questo era importante difendere il pollame
da furti e soprattutto da malattie.
Era pratica comune far benedire il pollaio una volta
all'anno, contro parassiti, predatori o insetti nocivi;
a Povegliano si metteva nel nido uno "stiss del
fogaron", un carbone preso da falò di S.
Antonio, per favorire la deposizione delle uova mentre
in altre parti si preferiva benedire il nido con la
prima acqua santa pasquale.
Nella Bassa Trevigiana c'era invece l'usanza singolare
di "cantar le pèrecoche" per propiziare
la produzione di uova; l'ultima notte di carnevale un
uomo, senza farsi vedere, passava davanti al pollaio
per recitare una antichissima formula magica rivolta
alla padrona di casa e tornare il giorno dopo a riscuotere
un compenso in natura per la sua operazione magica.
Pirepire coche,
che 'ste galine le sia tute cioche;
se no tute, che poco ghe mancarà
e garantisso che le galine le covarà
e prego el Signor, parona mia
che el Signor ghe daga fortuna
in t'el polame.
E così sia.
La cerimonia era una sopravvivenza degli
antichi riti di fecondità e qualche anno fa è
stata anche riproposta in chiave turistica in alcuni
paesi del Basso Piave.
L'ANGOLO DELLA POESIA
Segnalazione di E.
Bellò.
Il cuculo
di A. Guglielmo Wordsworth
Traduzione di N.F.
Novell' ospite gaio, t'ho ascoltato,
t' ascolto e lieto sono fatto già.
O cuculo! Chiamarti augel m'è dato
O pura voce che s'innalza e va?
Mentr'io sdraiato sto sull'erba molle
Il tuo grido l'orecchio mi percuote:
sembrano trapassar di colle in colle,
presso e lontan, le placide tue note.
Nella valle le sento risuonare
Nella valle di Sol piena e di fior,
serena istoria tornano a narrare
di dolci istanti al mio oblioso cor.
Di primavera figlio prediletto,
tre volte, sii tre volte il benvenuto!
Te non augel ma invisibile obbietto,
una voce, un mistero ho un dì creduto.
Quel medesmo tu sei del quale il canto
Mi dilettava quand'ero scolar,
ed al tuo noto grido in ogni canto
del terreno e del ciel solea guardar.
Per discovrirti allora avevo usanza
Di rifrugare la foresta e il pian.
Ma tu, come l'amore e la speranza,
t'involavi, non visto, più lontan.
Riudirti adesso come parmi grato,
riudirti e cheto sul terren giacer,
riudirti sino a che desiderato
quell'aureo tempo non riede al pensier.
O benedetto augello, avventurata
È questa la terra ove dobbiam passar,
spiritual dimora ell'è beata,
poiché tu vi sei solito abitar.
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