IL TUFFETTO ©
BRANI SCELTI
 
ECOLOGIA URBANA
di Lucia Carraro

Birdwatching in città

In una città particolare come Treviso, così ricca di corsi d'acqua sorgiva e, quindi, dall'ambiente ancora relativamente vario, un occhio attento e ben allenato può riuscire a cogliere una notevole biodiversità; in modo particolare, potrà osservare un numero ed una varietà di specie di uccelli tutt'altro che insignificante.

Proprio all'ingresso del Sile in città, al Ponte de Fero, dove il fiume mantiene la maggiore naturalità, durante tutto l'anno si può notare un grande affollamento di specie acquatiche, davvero degno di un Parco Naturale. In primavera è incredibile lo spettacolo dei nidi galleggianti di Tuffetto, Folaga e Gallinella d'acqua, che con il fervore del loro intenso lavoro riproduttivo, creano nel fiume una vivacità tale da non poter di certo rimanere inosservata. Le lunghe rincorse territoriali sull'acqua tra folaghe e gallinelle, i continui viaggi per la costruzione del nido con le erbe acquatiche tra il becco, le immersioni in profondità del tuffetto col suo simpaticissimo nuoto un po' "a rana ", rallegrano e divertono i passanti. Piacevoli osservazioni, che nello stesso tempo ci mandano anche messaggi importanti: ad esempio, l'abbondante presenza del Tuffetto nel Sile non è un fatto banale, anzi riveste importanza scientifica addirittura a livello nazionale.

Lungo il corso d'acqua che cinge la città dal Sile fino al bastione ad ovest delle mura, d'inverno il coloratissimo Martin pescatore trova comodo cibarsi nelle trasparenti acque. Così, non è difficile assistere al suo completo rituale di caccia: dal fulmineo tuffo in acqua, all'arrivo su un posatoio - di solito un ramo sporgente lungo la riva - dove finire con calma di "sistemare" la preda, un piccolo pesciolino, per poi ingoiarla. L'elegante Garzetta, piccolo airone bianco dalle vistose "scarpette gialle", da qualche anno frequenta il basso fondale di queste acque, che scandaglia sistematicamente alla ricerca di cibo, aiutandosi con un movimento curiosamente ritmico delle zampe. La Ballerina bianca e la Ballerina gialla contornano la scena, danzando sull'acqua in cerca di insetti o passeggiando sui folti tappeti di erbe galleggianti, con la loro lunga codina sempre in frenetico movimento. Se poi si crede di aver visto delle rondini volteggiare sull'acqua in pieno inverno, non è certo un abbaglio: si tratta della Rondine montana, che negli ultimi anni ha iniziato a nidificare in città, appena fuori del centro storico. Tra le svariate specie di passeriformi che ormai vivono abitualmente in città, nei mesi di passo può capitare lungo il Sile di avvistare la Balia nera dal caratteristico piumaggio e comportamento. Lasciando i corsi d'acqua e salendo sulle mura, la notevole presenza di alberi d'alto fusto potrebbe ugualmente riservare delle sorprese. Nei giorni più rigidi dell'anno, conviene dare un'occhiata all'insù: sui rami più alti dei carpini si potrebbe individuare la sagoma massiccia del Frosone, intento a macinarne i semi di cui è particolarmente ghiotto. Con l'aiuto della fortuna, può apparire lo stupendo Picchio muratore con il suo modo singolare di scendere a testa in giù lungo il tronco dei vecchi alberi, per poi risalire velocemente.

In ogni caso, ci si può sempre accontentare di udire il "tambureggiare" del Picchio rosso maggiore - non meno spettacolare da vedere - diventato ormai comune nei parchi cittadini. In primavera, l'aria si riempie del verso continuo e intenso del Torcicollo, picide dall'aspetto incredibilmente mimetico. Infine, all'imbrunire, risuona il verso cupo ed emozionante dell'Allocco, grosso rapace notturno che ha trovato nei parchi urbani una buona alternativa agli antichi boschi di pianura, ormai scomparsi. Dunque, passeggiare in città riuscendo a dimenticare il rumore del traffico, può essere cosa piacevole e interessante anche per i birdwatchers. I nostri "amici con le ali" hanno molto da raccontarci. Certamente adattabili, ma pur sempre validi indicatori ambientali, ci dicono che nella nostra città, malgrado tutto, riescono ad occupare la propria nicchia ecologica e che, in fondo, Treviso è ancora "un posto buono" per vivere.


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