IL TUFFETTO ©
BRANI SCELTI
 
BIRDGARDENING
di Giovanni Zabai

Incontri in mangiatoia

Non credo sia necessario ribadire quanto l'osservazione diretta degli uccelli sia uno dei motivi che più ce li fa apprezzare: sfido chiunque a rimanere impassibile osservando da pochi metri i colori sgargianti di un cardellino o le acrobazie di una cinciallegra in cerca di cibo.
Di norma le occasioni di incontri ravvicinati sono assolutamente casuali, inaspettate e forse per questo difficilmente dimenticabili; però è anche vero che esiste un modo di facilissima applicazione che può regalarci splendide os-servazioni e, come avrò modo di spiegare, anche l'emozione dell'insolito.
Come è intuibile sto parlando delle man-giatoie artificiali note a tutti e, tra l'altro, da sempre oggetto di promozione e distribuzione da parte della LIPU. Non desidero soffermar-mi sulle loro modalità di utilizzo, sulle svariate tipologie, sulle possibilità di colloca-zione: su questi argomenti molti sono stati i manuali pubblicati, reperibili anche presso la nostra Associazione; voglio semplicemente portare la mia esperienza, concretizzatasi nel corso del recente inverno, nella speranza che possa servire da stimolo per qualche indeciso, rassegnato a vedere soltanto qualche sparuta passera d'Italia sul terrazzo di casa (non me ne vogliano, naturalmente, le passere d'Italia!).

Devo premettere che sono partito certa-mente favorito: dispongo infatti di una piccola abitazione in un paese della pedemontana orientale friulana. Questa casa è collocata marginalmente rispetto al centro abitato ed è circondata, sui tre lati, da bosco ceduo, orti più o meno inselvatichiti e prati, dove lo sfalcio viene praticato solo saltuariamente. In questo contesto, a pochi metri da una finestra e pertanto in posizione ben visibile, ho collocato qualche giorno prima di Natale due mangiatoie: una, classica, a casetta acquistata in Associazione più una seconda, di mia fabbricazione, molto simile ad un grezzo vassoio di legno posto su un palo. Sulla prima ho collocato un'abbondante razione di girasole, sulla seconda un impasto ottenuto amalgamando circa ½ Kg di margarina vegetale con una pari quantità di arachidi sminuzzate e uva sultanina; successivamente, considerato il periodo, ho aggiunto anche un paio di fette di normale panettone.

I risultati sono arrivati in un crescendo che, devo dire, è stato favorito dall'eccezionale abbassamento di temperatura di quel periodo. Le prime ad arrivare sono state le cince: prima le cinciallegre, poi le cinciarelle, le cince more e le bigie che hanno letteralmente assediato la prima mangiatoia. Ben presto è venuto stabilizzandosi una sorta di ordine di beccata che ha visto prevalere le più numerose cinciarelle a scapito delle cinciallegre, mentre un secondo ordine di arrivi era gestito dalle cince more e dalle bigie in maniera, se così si può dire, più discreta. Tutte, comunque, eseguivano la stessa tecnica: arrivo, scelta del seme (a volte elaborata), raccolta nel becco e volo sul ramo più vicino, sempre ad una certa altezza. Lì cominciavano le complicate fasi dell'apertura del seme fermo tra le zampe: dopo il faticato pasto tutto ricominciava.
La seconda mangiatoia, all'inizio deserta, piano piano ha visto avvicinarsi un timido pettirosso, poi un secondo che ha fatto indi-spettire il primo, una splendida cincia dal ciuffo che non ha mai voluto saperne del girasole, poi un grosso gatto nero che invece voleva saperne della cincia e dei pettirossi che è stato "cortesemente" invitato ad andarsene dal sottoscritto, che ancora ricorda un vecchio crociere fiammante, tenuto gelosamente molti anni prima in una certa gabbia (peccati di gioventù) la quale però non era bastata a salvarlo dal micio del vicino di casa.
Nelle prime ore del secondo o terzo giorno i primi ad arrivare al girasole sono stati alcuni verdoni seguiti da un timidissimo frosone, mentre a terra una decina di fringuelli cercavano un po' di granaglie che avevo sparso la sera precedente sul terreno gelato. Poi le cince hanno sostituito i primi ospiti, mentre sul grasso, in una veloce apparizione, si è fermato un picchio rosso maggiore; sempre a terra, un timido muoversi di foglie mi ha fatto scorgere un paio di passere scopaiole.
Più tardi ancora un movimento furtivo sul ramo di un vicino melo segnalava la sagoma di un picchio muratore, che da quel momento ha iniziato un andirivieni metodico protrattosi dal mattino alla sera per giorni.
Durante tutto il periodo delle vacanze di Natale, nonostante il quotidiano muoversi famigliare intorno alla casa a piedi e in auto, l'attività dei piccoli ospiti si è mantenuta inalterata, anzi si è arricchita di altri visitatori come il ciuffolotto, di un notevole incremento dei fringuelli che notoriamente non amano le mangiatoie ma che evidentemente erano troppo affamati per fare gli schizzinosi. Il tutto scandito dal ritmo metodico del picchio muratore, dalla festosa confusione delle cince, dagli arrivi di irosi pettirossi, della stupenda e isolata cincia dal ciuffo e del solitario picchio rosso.

Assolutamente disarmante, poi, la tranquilla indifferenza con cui la cincia mora e la cincia bigia arrivavano a beccare mentre tu, osser-vatore, eri lì, fermo a soli due metri. Si può avere un'idea del lavorio intorno alle mangiatoie considerando che, in una settimana, oltre al grasso di cui ho fornito la ricetta, sono andati consumati 5 Kg di semi di girasole.
Il paese è piccolo, come si suole dire, e la gente mormora: sicché in due o tre giorni la fama del mio giardino ha superato i suoi confini, convincendo alcuni riottosi paesani con un robusto passato di uccellatori a farmi visita.
Devo dire che all'inizio il loro sguardo mi è sembrato in singolare sintonia con quello del gatto di cui ho parlato, ma poiché bisogna sempre fare di necessità virtù qualcuno ha avuto perfino il coraggio di affermare che tutto sommato la tradizione venatoria del paese è sempre stata indirizzata agli ungulati, che sparare agli uccelli è cosa riprovevole e che la mia iniziativa era meritoria.

Così grande è stata la mia soddisfazione quando, prima di partire, girando in paese per i saluti e per le istruzioni ad alcuni volontari per il prosieguo del foraggiamento, ho potuto notare che in due o tre giardini erano spuntate delle rudimentali mangiatoie con il regolare corredo di cince.
Per finire, pur riconoscendo che ben difficilmente potremo ricreare nel terrazzo del nostro condominio una situazione come quella descritta, penso che le possibilità di riuscita di una mangiatoia in città siano più numerose di quanto non si creda.
Abbiamo i parchi comunali, quelli delle scuole e di molti Enti pubblici, le aree verdi di molti complessi residenziali, i balconi specie se ubicati in vicinanza di zone alberate e naturalmente tutti i giardini privati, piccoli e grandi.
E' nota a tutti, ormai, la presenza degli uccelli in città, in particolare nel periodo invernale: l'offerta di cibo può significare, come sappiamo, la sopravvivenza per alcune specie e per noi la possibilità di incontri con animali dei quali mai avremmo considerato la presenza.


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