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FONTI LETTERARIE
Ps. Aristotele
53. Presso i Veneti succede, a quanto si dice, un
fatto stranissimo. Sulle loro terre infatti calano a migliaia le
cornacchie e saccheggiano il grano da loro seminato.
I Veneti allora offrono loro, prima che oltrepassino i confini della
regione, dei doni, gettando semi di ogni genere, se le cornacchie
li mangiano, non passano sul loro territorio e i Veneti sanno di
poter stare tranquilli; se non ne mangiano, pensano che costituiranno
una minaccia, tale quale un attacco nemico.
Teopompo di Chio
58. a.Teopompo narra che gli Eneti abitanti lungo
lAdriatico, al tempo della semina, offrono alle cornacchie
doni consistenti in focacce e pani dorzo. Coloro che portano
tali doni, dopo averli offerti, se ne vanno e lo stormo degli uccelli
si raduna e rimane sui confini del terreno, mentre due o tre di
essi volano sopra le offerte e le esaminano per poi volar via, come
fossero ambasciatori o esploratori. Se dunque lo stormo**
b. Teopompo narra che gli Eneti abitanti lungo l Adriatico,
quando è il momento dell aratura e della semina, offrono
alle cornacchie doni consistenti in specie di pani e
focacce, impastate molto bene.
Lofferta di questi doni vuole allettare e stabilire una tregua
con le cornacchie, in modo che esse non scavino e non
raccolgano il frutto di Demetra affidato alla terra.
Lico concorda con questo racconto e vi aggiunge che (gli Eneti portano)
anche cinghie purpuree e che gli offerenti poi se ne vanno. Gli
stormi delle cornacchie rimangono fuori dei confini,
mentre due o tre di esse sono scelte e mandate verso i messi che
vengono dalle città, per rendersi conto dellinsieme
dei doni. Queste, dopo lesame, fanno ritorno e chiamano le
altre, per listinto naturale per il quale le une chiamano
e le altre obbediscono.
Arrivano dunque a nugoli e, se assaggiano le offerte suddette, gli
Eneti sanno di essere in stato di intesa con gli uccelli in questione;
se invece non le curano e, sprezzandole come modeste, non le gustano,
gli indigeni restano convinti che il costo di quel disprezzo sia
per loro la fame. Se infatti i predetti uccelli non ne mangiano
e, per così dire, non si lasciano corrompere, essi calano
sui campi e saccheggiano la maggior parte delle sementi, scavando
e cercando con rabbia tremenda.
Timeo
70.
Molti poeti e storici dicono infatti che
Fetonte, figlio di Elio, ancora in età infantile, convinse
il padre a dargli, per un giorno, la guida del suo carro. Ottenutolo,
Fetonte, nel condurre il carro, non riusciva a reggere le briglie
e i cavalli, sprezzando la guida del ragazzo, uscirono dalla solita
orbita. Dapprima, girovagando per il cielo, lo incendiarono e formarono
quella che oggi è definita Via Lattea, poi, arsa molta parte
della terra abitata, devastarono con le fiamme non poche regioni.
Perciò Zeus, indignato per laccaduto, scagliò
un fulmine su Fetonte e fece tornare Elio sulla sua solita orbita.
Fetonte cadde alle foci del fiume ora detto Po e in passato chiamato
Eridano e le sorelle, a gara, piansero la sua morte e, per lintensità
del lutto, persero il loro primitivo aspetto, trasformandosi in
pioppi. Questi, ogni anno nello stesso periodo, stillano una lacrima
che, induritasi, produce la cosiddetta ambra. Questa supera per
splendore le pietre dello stesso tipo e, nella regione, viene usata
in segno di lutto alla morte dei giovani . (
)
Catone
161. La maggior parte della Gallia coltiva soprattutto
larte militare e leloquenza.
Polibio
169. Un altro popolo, già da tempo, si era
insediato lungo il litorale adriatico; sono chiamati Veneti e, per
costumi e abbigliamento, sono poco diversi dai Celti, ma usano unaltra
lingua. (
)
186. I Galli della Cisalpina desiderano seguire
Annibale, ma se ne restano tranquilli per timore dei Romani; alcuni
sono poi costretti a militare tra le fila romane.
Catullo
273. Ma morranno gli Annali di Volusio proprio vicino
alla sua Padua e forniranno spesso ampi cartocci per gli sgombri.
Cicerone
401. Gli abitanti di Vicenza mostrano grande rispetto
verso di me e verso M. Bruto. Ti prego perciò di fare in
modo che non subiscano un torto in senato per la questione dei vernae.
La loro causa è più che legittima, la loro lealtà
verso lo stato è provata, i loro avversari invece sono tipi
indegni totalmente di fiducia e turbolenti. Da Vercelli, 21 maggio
(43 a.C.).
421. Non si può certo passare sotto silenzio
il valore, la fermezza e la dignità della provincia della
Gallia. Essa costituisce davvero il fiore dItalia, il sostegno
del popolo romano, lornamento della sua grandezza. (
)
Ovidio
930. Mantova è fiera di Virgilio, Verona di
Catullo (
).
Strabone
973. Si tratta di una pianura estremamente ricca
e costellata di fertili colline. E divisa circa a metà
dal Po in due regioni, chiamate rispettivamente Cispadana e Transpadana;
la Cispadana quella verso i monti Appennini e la Liguria, la Transpadana
quella restante. La prima è abitata da stirpi liguri e celtiche,
le une sulle montagne, le altre in pianura, la seconda è
abitata da Celti e da Veneti. Questi Celti sono della stessa razza
dei Celti transalpini, mentre per quanto riguarda i Veneti la spiegazione
è duplice. Alcuni sostengono infatti che siano un ramo degli
omonimi Celti abitanti lungo lOceano, altri che siano dei
Veneti della Paflagonia, salvatisi qui con Antenore dopo la guerra
di Troia. A prova di questa loro affermazione costoro citano il
loro zelo per lallevamento dei cavalli, attività oggi
completamente scomparsa, ma un tempo molto in onore presso di loro
e derivante da una antica predilezione per le cavalle generatrici
di muli, cui allude Omero: dal paese dei Veneti, da cui (proviene)
una razza di muli selvatici. E Dionigi, il tiranno di Sicilia,
aveva fatto venire di qui il suo allevamento di cavalli da corsa,
tanto che i Greci conobbero la fama degli allevatori veneti e questa
razza divenne per lungo tempo celebre presso di loro.
Lintero territorio abbonda di fiumi e di lagune, soprattutto
nella parte abitata dai Veneti (
).
(
) Sono un fatto accertato invece gli onori resi a Diomede
presso i Veneti. Gli si sacrifica infatti un cavallo bianco e si
mostrano due boschi sacri luno ad Era Argiva, laltro
ad Artemide Etolia. Si favoleggia poi, comè ovvio,
che in questi boschi le fiere diventino domestiche, che i cervi
vivano in branco con i lupi, lasciandosi avvicinare ed accarezzare
dagli uomini, che la selvaggina inseguita dai cani, non appena rifugiatasi
qui, si salva dallinseguimento.
Si racconta anche che uno dei maggiorenti del luogo, conosciuto
perché amava offrirsi come garante e per questo deriso, incontrò
dei cacciatori che avevano preso in trappola un lupo.
Costoro, per scherzo, gli promisero che, se dava garanzia per il
lupo e pagava il prezzo dei danni che poteva fare, lo avrebbero
liberato dai lacci ed egli acconsentì. Il lupo, liberato,
si imbatté in un gruppo di cavalle non marchiate e le spinse
verso la scuderia del suo garante; questi, sensibile a una tale
prova di riconoscenza, marchiò le cavalle con un lupo e le
chiamò licofore, bestie più rinomate per velocità
e per bellezza.
I suoi discendenti conservano il marchio e il nome di questa razza
di cavalli e si fecero come legge di non vendere allestero
neppure una giumenta, per mantenere solo per sé la razza
autentica, dato che là questo allevamento era diventato famoso.
Ora però, come abbiamo detto, questa attività è
del tutto scomparsa (
).
Da: Le
fonti letterarie per la storia della Venetia et Histria
Clizia Voltan, "Da Omero a Strabone",Volume
I (Venezia, 1989. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti).
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