IL TUFFETTO ©
BRANI SCELTI
 
ANALISI DEL TERRITORIO
di Fabio Dotta (°)

Tra Piave e Livenza

Prendendo come campione quel pezzo di Pianura Padana di 357 Kmq abitata da oltre 70.000 persone che coincide con il Comprensorio dei Comuni dell'Opitergino-Mottense ed analizzandolo sotto un profilo storico-paesaggistico emergono interessanti notizie. Queste terre di bassa pianura trevigiana, ricche d'acqua, delimitate a nord dal Livenza, a sud dal Piave e tagliate in due dal Monticano possiedono ancor oggi ben tre boschi planiziali. Sono quelli di Cavalier di Gorgo al Monticano, di Basalghelle di Mansué e soprattutto, per importanza ed estensione, quello che ospita il Comune di Cessalto all'uscita dell'autostrada A4 denominato "Bosco di Olmè". Essi appaiono oggi come oasi in un deserto di monocoltura intensiva ed estensiva praticata in comuni che oramai hanno mediamente tre zone produttive industriali da amministrare. Ma queste operose terre ospitano un ulteriore bosco fluviale che si snoda lungo le linee mobili e liquide del quinto fiume italiano, il Piave. Proprio tra i Comuni di Ponte di Piave e Cimadolmo in località Negrisia esso esplode con i suoi saliceti, ontaneti e macchie di pioppi neri che si rincorrono verso il cielo sopra roverelle, sambuchi, qualche ligustro e nocciolo. Lo stesso cielo che 2000 anni fa vide gli agrimensori romani tracciare le famose centurie di oltre 700 metri di lato ed ancora visibili lungo il Grassaga in località Salgareda e condivise tra due province (Venezia e Treviso). Sapienti segni ordinatori antichi che, la furia delle esondazioni del Piave e l'emigrazione forzata delle genti venete autoctone nelle lagune all'epoca del collasso dell'Impero Romano ad opera dei Longobardi provenienti da Cividale del Friuli (Forum Julii), hanno contribuito a cancellare. Oggi la siepe campestre rappresenta il residuato del manto boschivo che copriva la pianura e il fosso l'esile segno liquido memoria di luoghi paludosi definitivamente prosciugati dalle idrovore elettromeccaniche per tracciare la linea ferroviaria Treviso-Portogruaro. Solo con l'impegno di molte persone sensibili e di volontà potremmo ancora consegnare ai nostri figli un paesaggio naturale, rurale ed urbano con connotati tipici del luogo e non pura omologazione economica

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Fabio Dotta (Conegliano 1969), architetto, si è laureato nel marzo del 1997 all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia con una tesi dal titolo "Giardino, parco e paesaggio ad Oderzo. Piano-progetto degli spazi verdi aperti del sito Spinè-Gorgazzo". Attualmente si occupa di progettazione di sistemi antincendio per l'industria ed è il membro più giovane della commissione prevenzione incendi dell'Ordine degli Architetti della provincia di Treviso.


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