COMMERCIO EQUO PERCHE'
di Maria Teresa Pecchini
presidente Associazione
Botteghe del Mondo
Quando si entra in contatto con culture altre,
diverse e lontane come quelle africane o sudamericane, come
capita a chi lavora nell'ambito del commercio equo, si sente
spesso parlare della madre terra, che i nativi americani
chiamano pacha mama. La mamma di tutti e di tutto,
la terra, è colei che ci permette di vivere, che ci dona
l' indispen sabile alla vita, l'aria, l'acqua, il cibo,
e merita il nostro affetto e il nostro rispetto. Il miracolo
della vita si ripete e si rinnova grazie all' equilibrio
biologico sulla terra. La globalizzazione economica imperante
tende purtroppo a dimenticare questa semplice e fondamentale
verità. In nome del Dio denaro, del profitto, si calpesta
la terra, la si ferisce. Solo per fare qualche accenno,
pensiamo agli ettari di foresta tropicale che quotidianamente
sono distrutti per produrre mobili pregiati per i ricchi
del Nord del mondo, interi ecosistemi sull'orlo dello squilibrio
irreversibile, l' inquinamento dei mari .. Centinaia d'esempi.
per poi scoprire che le piante che stiamo distruggendo sono
patrimonio prezioso, fonte di principi attivi farmacologicamente
interessanti, che la devastazione delle foreste, insieme
all'emissione spropositata di gas tossici, porta a squilibri
climatici gravissimi, tornado, cicloni, gelo, caldo, alluvioni,
siccità, laddove il clima era differente. L' economia globale
sta distruggendo ovunque l' ambiente, con devastazioni e
sfruttamento selvaggio non solo dell' habitat ma anche delle
persone, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Le multinazionali,
per i propri interessi e per accontentare i capricci dei
ricchi consumatori satolli, si servono di piantagioni a
sfruttamento intensivo del territorio e della popolazione.
In America meridionale il terreno è confiscato ed acquistato
dalle multinazionali della produzione di hamburger per i
consumo nordamericano. La popolazione non può coltivare
la propria terra ma solo lavorare negli allevamenti di bovini
la cui carne arricchirà poi le mense dei bimbi obesi del
Nord. Lo stesso avviene in quasi tutti i paesi tropicali
per la produzione di caffè, thè, cacao, banane, ananas
e tutti i prodotti agricoli che sono interessanti per l'esportazione
. per il nostro consumo. Nel sudest asiatico la foresta
è quasi totalmente distrutta e le popolazioni che la abitavano
vanno ad ingrossare le fila dei miserabili alla periferia
delle grandi megalopoli. Spesso nei paesi in via di sviluppo
(ma quale sviluppo?) le multinazionali installano le fabbriche
a grave rischio ambientale e umano, vietate in Europa, o
spingono all' utilizzo di pesticidi e diserbanti vietati
nel Nord, dannosi per l'ambiente e per i coltivatori; i
territori sono usati come discarica dei prodotti più nocivi
e degli scarti industriali pericolosi prodotti in occidente.
Persino l'introduzione di colture geneticamente modificate,
che "salveranno dalla fame la popolazione, perché permetteranno
il moltiplicarsi della produzione" nascondono gravi problemi,
ad esempio la debolezza intrinseca dei semi geneticamente
modificati alle malattie ed agli agenti atmosferici, e la
loro impossibilità a riprodursi; sono semi ibridi, che si
producono solo in laboratorio, e questo costringe i popoli
del Sud ad acquistarli ogni anno dalle ditte che li producono,
brevettati, senza possibilità di stock di sementi, e ad
acquistare anche gli integratori, i pesticidi e i concimi
indispensabili alla loro crescita, aumentando il proprio
debito. Il commercio equo, in questo contesto, non solo
si prefigge di dare la possibilità di un lavoro dignitoso
e giustamente retribuito ad agricoltori ed artigiani del
Sud, ma anche di contribuire a salvaguardare l'ambiente.
Gli agricoltori inseriti nel circuito del commercio equo
sono tutti piccoli coltivatori riuniti in gruppo o cooperative,
non ci sono latifondisti. Ognuno di loro coltiva anche per
l'autoconsumo, ed il commercio equo acquista solo le eccedenze
alimentari o i prodotti destinati specificamente all' esportazione,
il thè ed il caffè. I produttori equi e solidali
privilegiano la coltivazione biologica o comunque con mezzi
rispettosi della salute delle persone e dell'ambiente. Nel
commercio equo e solidale non si commercia avorio; spesso
laddove si ha una produzione d'oggetti di legno si organizzano
anche forme di riforestazione, si presta attenzione anche
al minor inquinamento possibile dell'ambiente. Si utilizzano
forme d' energia a basso impatto ambientale, si tingono
i tessuti con colori naturali e non inquinanti.. Il commercio
equo, inoltre, propone ai ricchi consumatori una riflessione
su stili di vita e consumi. Avvicinando l' acquirente alle
culture d' altri popoli, propone una maggiore attenzione
nell' uso dell'energia, per esempio. in molte botteghe del
mondo si lavora attivamente attraverso incontri e campagne
per un uso più consapevole dell' acqua e delle risorse che
abbiamo, per una maggior attenzione ai prodotti inquinanti
che usiamo regolarmente, si propongono gruppi d'acquisto
di prodotti biologici e naturali, si organizzano campagne
mirate al rispetto dei diritti dell' uomo, dal diritto alla
salute a quello ad un lavoro dignitoso e nel rispetto delle
norme sindacali internazionali. Il commercio equo tenta
di far crescere, nella nostra "Civiltà" un movimento attento
all'umanità intera, attento ad un consumo consapevole e
sobrio delle risorse e della produzione, che contribuisca
alla crescita di un modo nuovo di vedere il futuro, l'economia,
la terra. "Abbiamo una sola terra" citava uno slogan tempo
fa, con il commercio equo vogliamo anche affermare questo
concetto e farlo nostro, per dare a tutti noi un futuro.