SEED SAVERS
I SALVATORI DI SEMI
Un movimento internazionale
a protezione della biodiversità.
Che fine hanno fatto gli ortaggi, la frutta ed i fiori antichi?
I seed savers sono alla ricerca di questi semi scomparsi: li
cercano negli orti degli anziani che non hanno mai comprato
le sementi nelle bustine del supermercato, li cercano nelle
zone montane dove gli agricoltori sono rimasti più conservatori,
li cercano nelle banche dei semi. A volte li trovano ed allora
è una grande festa, a volte sono costretti ad arrendersi
ed a dichiararne l'estinzione.
Sono centinaia le varietà di antichi ortaggi italiani,
quelli che hanno più di un secolo di vita, che mancano
all'appello: non più venduti dalle ditte sementiere,
non più presenti negli elenchi delle banche semi istituzionali
sembrano ormai dispersi. E ogni anno la speranza di ritrovarli
ancora in vita si affievolisce. Ma la gioia di averne salvati
altre centinaia è grande, soprattutto per chi ora li
custodisce nel proprio personale orto per destinarli al futuro:
questi sono i seed savers.
Se conosci qualcuno che usa ancora vecchie sementi di ortaggi,
per
favore chiamaci, provvederemo noi a salvarli dall'estinzione
distribuendo
i semi tra un gruppo di appassionati coltivatori, in modo da
preservare un insostituibile patrimonio genetico e di antichi
sapori.
Circolo
Legambiente "Il Tiglio" - Vigasio (VR)
ANDAR PER BROLI
NEL MESE CHE IMBOCCIA..
-" I PERI" -
Marzo, primo mese dell'anno anche presso i nostri
avi, annunzia la primavera, stagione che consegna gioia di vivere
e riporta alacrità nei luoghi campestri. A questo mese era
dedicato un vasto repertorio di proverbi di provenienza popolare
, quali: " Marzo Ferriere (cioè febbraio)/ Morto è
chi non rinviene", "se Gennaio sta in camicia / Marzo
scoppia dalle risa", "Marzo non ha un dì come un
altro", "se Marzo non marzeggia / April malpensa","Quando
Marzo va a secco / il gran va a cesto e il lin capecchio"",
"Marzo imboccia" etc.
Nella descrizione dell' ultimo Bucintoro (1729) , fonte copiosa
d' informazioni, il mese corrente era allegoricamente associato
alla Verità, raffigurata da una bellissima donna coronata
d' ulivo, tenente in mano uno specchio ed affiancata da un fanciullo
con un arco teso...Fuor di metafora, in marzo occorreva dedicarsi
alla lavorazione della terra e alle semine, ma pure agli innesti:
molte varietà di peri, per esempio, andavano incalmati "alla
pendola" in una giornata marzolina non ventosa.
La trasformazione del terreno era una delle fasi dell' allestimento
del "brolo", l'appezzamento che ogni fattore gestiva solitamente
dietro casa, con rigore assoluto ma secondo gusti e preferenze personali.
Nei "broli di fruttari" , ossia nei frutteti, il livellamento
del suolo era a capo di ogni regola, un pò come lo sminuzzamento
e l' uniformazione delle sopraelevate aiole (che gli scrittori,
a giudizio del Salvini, citavano col nome di "porche"
per farsi capire dai contadini, giacchè se avessero usato
nomi come "coltre", "prese" o "praci"
non sarebbero stati capiti).
E' sempre più difficile osservare dei "broli di fruttari"
strutturati all' antica maniera, dato che il sistema antico consigliava
l' impianto promiscuo - ma disposto in filari - d' ogni sorta di
specie, mentre oggi è assai più facile incrociare
frutteti con limitate varietà , non di rado con una soltanto.
Gli spazi tra filare e filare erano di cinque pertiche venete, mentre
tra pianta e pianta di quattro o cinque. Ogni fattore disponeva
di un grande assortimento di varietà, in quanto il brolo
era una fonte di guadagno ma anche una perenne riserva di sostentamento
e di risorse ( se concimato con una "grassa" ben matura,
consentiva pure un' eccellente produzione di fieno).
E' merito degli autori antichi e delle trascrizioni orali se conosciamo
i nomi di molti generi di peri, "pomari", "fruttari
a osso" (appartenenti alle drupacee) , fichi e "novelle"
(avellane), che si coltivano nelle nostre zone (fra Treviso, Padova
e Venezia).
Due decenni prima della fine della Serenissima, al gruppo dei peri
da estate andavano ascritti il Moscatello,
il Lugiadego
( che viene da S.Pietro), il pero Ampollina
(chiamato pure della Maddalena), il pero del
Conte, il Butirro
ruggine e bianco, il Braghesin,
e , dulcis in fundo, "il buon Cristiano"
e il "Gnocco"
(che cominciava ad essere molle da San Rocco), reputati squisiti.
Dal pero "gnocco" che , a totale maturazione, offriva
un frutto grande ed acquoso capace in breve di liquefarsi se caduto
spontaneamente dalla pianta o se lasciato cascare, deriva l' espressione
"cadere come un pero Gnocco", tipica delle nostre zone.
Inoltre, tra i peri a maturazione ottobrina, (giudicati all' epoca
"perfetti") figuravano: lo Spadone,
il Guerrino,
lo Spincarpio,
il Vergolè gentile,
il Canellino,
il pero del Duca,
quello del Corso,
il Fior doppio,
il Cento doppie,
il Bergamato
dopodichè , tra le varietà più tardive, si
enumeravano il pero Pometto,
nuovamente il Moscatone, e i peri detti Norguli,
Bissivi, Sangermani,
Colmari e
Verdolonghi.
Alcuni nomi sono rimasti immutati, altri no ; ma nonostante ciò
è possibile identificare la pianta.
Altri, infine, non sono più associabili alle piante a cui
si riferivano e , per questa ragione, sono divenuti oggetto di particolari
studi
di
Franco Pilon
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