IL TUFFETTO ©
STORIA LOCALE
 

IN PENA DI FOCHO ET FERRO

STORIA
di Franco Pilon

Uno strano destino lega il piccolo centro di Lovadina, che si specchia sul Piave, con la città di Treviso. Almeno in due occasioni, infatti, Lovadina ebbe a che fare indirettamente con avvenimenti fausti che determinarono la salvezza di Treviso.
Il primo fatto è ben noto e si riferisce al pericoloso fronte longobardo che a partire dal 568 d.C. e dall'alto del Monte del Re (forse il Monte Re in Slovenia o il Matajur presso Cividale) avanzava velocemente e quasi indisturbato verso ovest e che deviò, risparmiando i trevigiani, solo grazie all'intercessione del diplomatico vescovo Felice di Treviso il quale parlamentò con Alboino proprio sul fiume Piave. Correva l'anno 569 d.C. Il secondo fatto risale ai tempi della Lega di Cambrai
Il XVI secolo incominciò male per la nostra gente, già reduce di molti episodi sanguinosi. I nemici incalzavano sempre; Turchi e Tedeschi per primi.
Per un passaggio negato (marzo 1508), Massimiliano I dichiarò guerra alla Serenissima ma gli scontri, grazie soprattutto all'intervento dell'uomo d'arme Bartolomeo d' Alviano, volsero subito a favore dei soli veneziani.
L' 11 giugno 1508, Massimiliano si vide costretto a chiedere una tregua
d' armi di tre anni ma, ottenutala, fu pervaso da nuovi solleticamenti bellicosi e tutto incominciò daccapo.
L'anno successivo fu appunto l' anno della Lega di Cambrai e il doge Leonardo Loredan dovette risolvere ben altri eventi bellici scaturiti dall'odio che papa Giulio II (al secolo Giuliano della Rovere) portava nei confronti della Serenissima e di tutti coloro che le si fossero dichiarati fedeli. Il problema del papa, come vedremo, era di ben altra natura in quanto dai diari di Marin Sanudo apprendiamo che Giulio II desiderava diventare "dominus et maistro del mondo".
Era, potenzialmente, nemico di tutti.
La Lega fu siglata in tutta segretezza il 10 dicembre 1509 dai ministri di papa Giulio II, dell'imperatore d' Austria Massimiliano I d'Asburgo, del re di Francia Luigi XII e del re d' Aragona Ferdinando. Alla coalizione si aggiunsero poi Modena e Ferrara. In buona sostanza in quell'occasione furono firmati gli atti che avrebbero dovuto togliere la sovranità a Venezia, la cui colpa era di non aver restituito Rimini e Faenza.
L' interdetto e la scomunica papale non tardarono ad arrivare.
Già dalle prime battaglie (Ghiara d'Adda in particolare) i veneziani, temendo per la salvaguardia delle città alleate, decisero di scioglierle dal giuramento di fedeltà. Alcune ne approfittarono subito mentre altre preferirono attendere l' evolversi degli eventi. E fecero male. Infatti il 2 luglio 1510 il capitano tedesco Andrea Liechtenstein entrò in Feltre con 10.000 soldati e la rase quasi al suolo. Di lì a poco i bellunesi si sottomisero. Anche Treviso fu lì lì per sottomettersi, ma il grido marciano si fece sentire tra i ceti più umili e tutto morì lì. Treviso rimaneva, a maggior ragione, una preda assai ambita.
Frattanto il papa, preoccupato della tracotanza della Francia, cambiò registro e si rappacificò con Venezia, dichiarando guerra alla Francia; tuttavia i suoi vecchi alleati, Francia compresa, portarono avanti autonomamente gli impegni precedentemente assunti.
Il 23 settembre 1511, infatti, l' esercito imperiale giunse a prendere anche Serravalle e Conegliano. In quei giorni terribili per i nostri avi, il capitano generale dei francesi Chabannes de la Palice aveva posto i suoi alloggiamenti sul Piave, presso Lovadina. Unitisi a lui i tedeschi giunti dal Friuli, insieme intendevano tentare l' espugnazione di Treviso e diedero ordini ripetuti a Belluno di fornire uomini e materiale per l'assedio. La prima disposizione reca la data 30 settembre 1511.
La seconda missiva fu ben più di una semplice commissione. Ne riporto il testo quasi integrale, considerata anche la facilità di lettura e la bellezza fonetica di quel tardo volgare (un po' latino, un po' stilnovista, un po' vernacolo) che rende di più se non viene tradotto:

<<Alli nostri Spettabili amici li Deputati et homini della terra de Cividal. Spectabili Deputati della terra de Cividal, amici nostri carissimi: ve exhortemo et commandemo sotto la pena de la indegnatione della Cesarea Maestà, di ferro et fuocho, che subito vista la presente senza altra scusa et expectatione, mandati tutti li lignami preparati per missier Hieronimo da Martignago nostro per uso et bisogno dello felicissimo Cesareo exercito nostro, cusì ancora tutti li cinquecento guastatori senza niuna excusa de Castello Agordino, nè di niuna altra cosa; et mandati ancora vinticinque marangoni, sei fabri, mezzo meiaro de ferro, li diece millia chiodi da parè quali erano a Birbano, dui argani con le sue corde, et uno zatullo (zattuolo) carico di carbone; et intra li guastatori siano cinquanta squaradori de legname. De ditti guastatori et homini voi armarete tutte le zatte del legname, acciò possino venir gioso sicure, et tutti costoro (...) se ritrovino sabbato che serà alli 4 del presente, a Falcè de Colalto tutti senza alcun fallo; et quando se mancasse di questo, tutto lo Cesareo exercito nostro soprasederìa, et mancarìa a far l'impresa nostra (...) Et se mancate in questo incorrerete in pena di focho et ferro - Offerentes continuo etc.. Datae ex Caesareis Excelsissimis Castris, in ponte Plavis citra aquam, die 2 octobris 1511. Cesarei locumtenentes et commissarij Achilles Bonromeus.>>

All' incontro richiesto per sabato 4 ottobre 1511 a Falzé di Piave presenziarono soltanto i messi tedeschi e francesi. I nostri, con il loro carico di morte, intenzionalmente disertarono. Quattro giorni dopo, infatti, partì un'altra perentoria intimazione ai bellunesi, che riporto integralmente:

<<Commissarij, Capitaneus, Locumtenentes felicissimi exercitus Caesarei. Commettemo a vui Comun et homini della terra et distretto de Cividal di Bellun, che sotto pena della imdignation della sacratissima Cesarea Maestà, et di esser brusadi, et finalmente destrutti debbiate per tutto mercore (8) proximo haver mandato li vostri guastadori, zate, et ligname et ferro, ordinadi per il fidel nostro Hieronimo Martignago, altramente passando il detto termine sarete destrutti et brusadi: perchè mandaremo ad far la debita execution contra de voi, come ribelli et inobedienti etc. In quorum fidem etc. Parati etc. Ex felicissimis Caesareis Castris, die 6 octobris 1511. Caesar Part. scriba, mandato.>>

A quest' ultima intimazione sortì l' effetto sperato dagli imperiali ed effettivamente tutto quell'armamentario fu caricato su 26 zattere o foderi che partirono trascinati dalla corrente in direzione del luogo d'incontro ma durante il viaggio sul fiume, a metà percorso, gli zattieri vi appiccarono appositamente il fuoco ed arsero ogni cosa.
Vi furono morti d'ambo le parti e 11 superstiti filo-trevigiani.
Il fatto accadde verso il 10 ottobre del 1511 e l'esercito nemico, privo del materiale per l'assedio, dovette levare il campo e ritirarsi.
I nemici commisero il grande errore di riconoscere che, in assenza di quanto richiesto, avrebbero dovuto rinunziare all'impresa...
Treviso fu salva e gli zattieri partigiani di lì a un mese vennero premiati dalla Serenissima per le loro gesta eroiche.

Ecco i loro nomi ed i relativi premi: Antonio e Bartolomeo Agnella ebbero 17 campi a testa; Matteo Pola, Antonio Navata, Bartolomeo Cortina, Giovanni da Campo e Lorenzo di Marco 15; Giannandrea Vedestone, Bartolomeo Olivotto, Michele da San Michele e Donato da Besso 12. A questo elenco si deve aggiungere Battista Agnella che, escluso all'inizio dagli aventi diritto, riuscì poi ad avere 8 campi tutti per sè.

 

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