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IL BROLO DEI PADRONI...
I terreni migliori della grande proprietà
dei signori erano quelli del brolo, una vasta area recintata da
un alto muro che si snodava per diversi chilometri tutt' intorno,
con torrette di vedetta agli angoli.
Nei punti più valicabili il muro portava conficcati sulla
sommità dei cocci di vetro per impedire l' accesso agli estranei.
..Il brolo era diviso in varie sezioni: nella parte bassa, pianeggiante,
vi erano grandi mace (1), divise
da bine (2), per il frumento,
la polenta, l' erbaspagna (3);
più vicino alla villa si trovavano i frutteti, le colture
pregiate, i vigneti per l' uva da tavola, l' uva regina, l' uva
moscata, l' uva fragola; sopra i terreni più asciutti, si
trovavano le vigne per il vino buono, la rondinella,
la molinara....
Dentro il brolo vivevano, con le loro famiglie, anche i mezzadri,
i lavoranti ed i salariati.
I lavoranti e i salariati coltivavano i campi del brolo, ma alcuni
di quest' ultimi attendevano anche ai lavori più diversi,
direttamente sotto i padroni: governare i cavalli, curare il girdino,
tenere la cantina, fare i lavori domestici più pesanti nella
villa..
(1) MACIA:
campo, parcella coltivata; deriva da macchia,
cioè una superficie boscosa o che comunque appare come elemento
distinto nel tessuto dei campi.
(2) BINE: filari di viti, che
appunto vengono abbinati.Sono nel paesaggio, l'espressione di un
ordine, di un geometrismo, che rivela l' amore stesso del contadino
al proprio campo.
(3) ERBASPAGNA:erba medica, coltivata
per farne foraggio.
liberamente
tratto da E.TURRI,VILLA VENETA
, BERTANI ED. ,1977
E IL BROLO DEI CONTADINI..
La trasformazione del terreno era una delle
fasi dell' allestimento del "brolo", l'appezzamento che
ogni fattore gestiva solitamente dietro casa, con rigore assoluto
ma secondo gusti e preferenze personali.
Nei "broli di fruttari" , ossia nei frutteti, il livellamento
del suolo era a capo di ogni regola, un pò come lo sminuzzamento
e l' uniformazione delle sopraelevate aiole (che gli scrittori,
a giudizio del Salvini, citavano col nome di "porche"
per farsi capire dai contadini, giacchè se avessero usato
nomi come "coltre", "prese" o "praci"
non sarebbero stati capiti).
E' sempre più difficile osservare dei "broli di fruttari"
strutturati all' antica maniera, dato che il sistema antico consigliava
l' impianto promiscuo - ma disposto in filari - d' ogni sorta di
specie, mentre oggi è assai più facile incrociare
frutteti con limitate varietà , non di rado con una soltanto.
Gli spazi tra filare e filare erano di cinque pertiche venete, mentre
tra pianta e pianta di quattro o cinque.
Ogni fattore disponeva di un grande assortimento di varietà,
in quanto il brolo era una fonte di guadagno ma anche una perenne
riserva di sostentamento e di risorse ( se concimato con una "grassa"
ben matura, consentiva pure un' eccellente produzione di fieno).
E' merito degli autori antichi e delle trascrizioni orali se conosciamo
i nomi di molti generi di peri, "pomari", "fruttari
a osso" (appartenenti alle drupacee) , fichi e "novelle"
(avellane), che si coltivano nelle nostre zone (fra Treviso, Padova
e Venezia).
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